Milan, il futuro di Ibrahimovic dopo l’intervento al ginocchio

Zlatan non si ferma mai. Terminata la festa scudetto, lo svedese si è messo sotto i ferri per risolvere i problemi al ginocchio che lo hanno rallentato nel finale di stagione. L’operazione è già stata eseguita e l’intervento è riuscito perfettamente, come diffuso dal Milan tramite un comunicato. Per Ibrahimovic la prognosi è tra i 7 e gli 8 mesi, in tempo per le prime gare del 2023.

Il programma di Ibra e l’idea sul ritiro

Come lasciato intendere dalle tempistiche, l’intervento era già in programma da un po’. La scelta di farlo a meno di una settimana dall’ultima gara della stagione, spinge a credere che l’obiettivo di Ibra sia quello di ritornare il prima possibile. Stando a quanto comunicato dal club, l’obiettivo dell’operazione era di: “risolvere l’instabilità dell’articolazione attraverso la ricostruzione del legamento crociato anteriore, con rinforzo laterale e riparazione meniscale”. L’intenzione di Ibrahimovic sembra comunque quella di continuare a giocare, e di farlo con i rossoneri. Calendario alla mano, nella migliore delle ipotesi, Ibra potrebbe rientrare in tempo per la ripresa del campionato dal mondiale in Qatar, riuscendo a giocare buona parte del girone di ritorno.

Il nodo del contratto

Lo svedese rimarrà legato al Milan almeno fino al 30 giugno, data di scadenza del contratto, ma si attendono aggiornamenti su un possibile rinnovo. Lasciando scadere il contratto, l’attaccante perderebbe la copertura assicurativa, e quindi la possibilità di curarsi a Milanello. Un altro scoglio nella trattativa è il pesantissimo ingaggio da 7 milioni di euro l’anno che lo svedese percepisce dai rossoneri. Dover sopportare una spesa di diversi milioni per un giocatore indisponibile che, vista anche l’età, non dà garanzie di un recupero ottimale, potrebbe spingere il Milan verso un’offerta al ribasso. Non è impensabile ipotizzare che Ibrahimovic possa accettare una riduzione d’ingaggio, o un contratto al minimo fino a quando non si sarà ristabilito. Diventano decisivi i prossimi mesi in cui il giocatore e la dirigenza lavoreranno per trovare la soluzione migliore per entrambi.

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